Case Management

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“Il case management è una metodologia di gestione dell’assistenza sociosanitaria. Questa metodologia utilizza un processo di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’assistenza basato sulla logica del coordinamento delle risorse da utilizzare per trattare la specifica patologia del paziente, coinvolgendo le diverse strutture e organizzazioni del sistema sociosanitario in cui ci si trova”.

Elemento essenziale nell’ approccio del case management, è che il paziente viene visto come una persona che sta vivendo un percorso di malattia. Il case management identifica l’esistenza di tre componenti fondamentali:

  1. conoscenza economica-clinica del percorso di una malattia articolato sulla base di linee guida;
  2. sistema sanitario senza separazioni di struttura/specialità;
  3. processo in evoluzione in grado incrementare le conoscenze cliniche, ridefinire le linee guida e di modificare il sistema delle cure.

Il case management ingloba interventi 5 top sexy outfit ideas 2017 di promozione della salute, prevenzione di malattie, trattamenti diagnostici e terapeutici e, riabilitazione di assistenza a lungo termine.

E’ un processo imperniato sulla collaborazione di professionisti provenienti da aree differenti. Che ha come obiettivo la valutazione, pianificazione, implementazione, maglie calcio a poco prezzo, coordinamento, monitoraggio e selezione delle opzioni e dei servizi che possono soddisfare i bisogni individuali, di un target predefinito the better outfit ideas for you, in campo sanitario e sociale.

I modelli di case management sono riconducibili alle seguenti tre tipologie:

  1. modello ospedaliero (Nursing). Il case manager coordina servizi per pazienti ad alto rischio e facilita il “passaggio” tra servizi e reparti;
  2. Modello ospedale-comunità (Medicina di gruppo). Il case manager favorisce il “passaggio” dei pazienti tra ambienti di cura per patologie acute ad ambienti per lunga degenza.
  3. Modello comunità. (Servizi comunitari). Il case manager lavora nelle case dei pazienti e facilita i collegamenti con i servizi della comunità.

Il primo modello fu implementato nel 1986 dal New England Medical Center di Boston. L’obiettivo del programma era quello di ottimizzare le durate di degenza dei pazienti rimborsati dal Medicare e si basava:

  • sulla creazione di un gruppo interdisciplinare;
  • sulla pianificazione e messa a punto di piani di critical pathway, nei quali erano previsti i risultati ai quali il paziente doveva giungere;
  • sull’identificazione dell’infermiera che doveva svolgere il ruolo di case manager;
  • sul coinvolgimento del paziente e dei familiari nella definizione degli obiettivi e nella valutazione.

I risultati di questo programma furono una riduzione della durata della degenza e delle riammissioni in ospedale e l’aumento della soddisfazione del personale infermieristico.

Il secondo modello fu implementato nel 1987 da un gruppo di medici che prevalentemente seguivano anziani. Il progetto comprendeva il reclutamento di infermieri Case manager, operatori sociali e medici. Al personale infermieristico fu assegnato, in particolare, la valutazione dei risultati conseguiti. Tali risultati furono un miglioramento della soddisfazione e dello stato funzionale dei pazienti assistiti, un uso migliore dei servizi, riduzione dei tassi di ospedalizzazione e di accesso al pronto soccorso.

Una seconda esperienza, che si riferisce al secondo modello, è quella implementata all’Huntington Memorial Hospital Pasadena California. Il progetto aveva l’obiettivo di garantire un collegamento forte tra i medici di medicina generale ed i case manager per la migliore comprensione dei bisogni del paziente. Tra i risultati conseguiti si mette in evidenzia che solo 11% dei 300 pazienti seguiti no ha trovato una soluzione dei suoi problemi nell’ambito del progetto.

Il terzo modello si può ricondurre ai cambiamenti avvenuti tra gli anni 70 e 80 negli Stati Uniti quando si spingeva a trasferire l’assistenza dalle istituzioni chiuse alle comunità locali. Poiché il sistema pubblico non è negli stati uniti così dominante su base locale si avvertì l’esigenza di coordinare tali risorse. Pertanto le logiche organizzative del case management cominciarono ad imporsi. Gran parte delle attenzioni si concentrarono inizialmente sul reinserimento nella comunità dei pazienti psichiatrici ricoverati nei manicomi. “In quest’ottica il case management fu visto come un modo per venire a capo della complessità e della frammentazione del sistema dei servizi statunitensi, per riuscire a raggiungere la popolazione cronicamente e seriamente disabile, fino ad allora servita in modo del tutto inadeguato” (Miller 1983). Si capisce come il case management fu visto come capace di raggiungere soggetti della popolazione che risultavano difficilmente raggiungibili.

Le componenti che accomunano i tre modelli sono:

  1. Identificazione del target di riferimento: individui eleggibili per un programma di case manager per situazioni sociali difficili, per indigenza, per assenza di supporto sociale, per presenza di patologie complesse e croniche;
  2. Valutazione e diagnosi: i case manager effettuano valutazioni sulle dimensioni fisiche, psicologiche e sociali, in funzione di costi, qualità e necessità assistenziali;
  3. Pianificazione dei servizi e identificazione delle risorse: implica autonomia e responsabilità nei piani di cura;
  4. Implementazione e coordinamento: i case manager attraverso una stretta comunicazione con il paziente, la famiglia e i servizi garantiscono il coordinamento e l’implementazione;
  5. Monitoraggio e valutazione: i case manager identificano i problemi che possono emergere dal processo, dalle modifiche dei bisogni del paziente o da modifiche nell’erogazione dei servizi, incentivando interventi correttivi e ripianificando il percorso di cura.